Ogne scarrafone

♥Sono insegnante.

Un lavoro ambito da molti. Soprattutto da chi non può farlo: chi non ha una laurea, chi troppo presto ha chiuso i libri che già aveva aperto malamente, chi cerca un lavoro semplice, che ti fa stare a casa a Pasqua, a Natale e d’estate e, dulcis in fundo, che vai a lavoro solo per 18 ore settimanali.

Siamo la casta più bassa dei lavoratori italiani. E a ragione. Che senso  ha fare un lavoro considerato poco e pagato ancora meno? Perché ostinarsi a fare un mestiere usurante ma socialmente non riconosciuto?

Sì, usurante, non ho sbagliato.

Insegnare è usurante, e non perché il monte ore supera almeno del doppio quello di 18 settimanali, o perché i giorni di ferie, alla fine, sono gli stessi di qualunque dipendente  statale e non è quella pacchia ormai fissata nell’immaginario collettivo; insegnare è usurante perché vai a casa ma in mente hai cosa devi spiegare domani, perché a maggio arrivi esausta e dopo aver passato notti in bianco per correggere compiti ti può capitare di spiegare Cicerone, mentre, invece, stai pensando a Cesare.

Questo tuttavia rientra  in ogni categoria di lavoro.

L’insegnamento è usurante perché tutti i giorni per tutti gli anni della tua vita lavorativa stai a contatto diretto con persone di cui ti è affidato il percorso di crescita e tu non stacchi mai, ti porti dentro il pensiero degli alunni costantemente, giorno e notte. E così ogni giorno ti chiedi dove sia finito il ragazzo che non sta frequentando, quali strategie usare per farti comprendere dall’alunna straniera, quando sarà meglio interrogare il  più timido, come aiutare il disabile, perché  quell’alunno è più silenzioso del solito o  quell’altra non riesce a migliorare la comprensione delle declinazioni:  dove hai sbagliato e come puoi correggerti… E così passano tutti i giorni, tutte le notti e tutti gli anni e ti svegli un mattino rendendoti  conto che tra compiti, lezioni e preoccupazioni, ti sei persa i dove, i come, i quando e i perché dei tuoi stessi figli, ti volti indietro e ti chiedi se ne è valsa la pena.

Allora cerchi qualcosa di buono per evitare il suicidio, perché questa dovrebbe essere l’unica soluzione dopo la presa di coscienza che hai speso la tua vita per un’attività non riconosciuta socialmente, ma così tanto impegnativa.

E, grazie a Dio, la risposta la trovi in quegli stessi ragazzi con i quali ogni giorno condividi la tua strada. Tra un rimprovero per un comportamento scorretto e un pianto per un voto “immeritato”,  tra una confidenza disperata e un’interrogazione disperante, riscopri ogni anno che questo può essere il lavoro più bello del mondo.

E i tuoi alunni sono i migliori del mondo!

 

E che ne sanno gli altri della gioia che può scaturire dall’incontro quotidiano con adolescenti che hanno voglia di imparare o che momentaneamente l’hanno persa e la tua sfida è  aiutarli a trovarla? Che ne sanno gli altri lavoratori della soddisfazione di vedere i tuoi sforzi ripagati e riconosciuti anche a distanza di decenni?  Che ne sanno della gioia di quando pensi  “ecco questi ragazzi sono proprio in gamba, grazie a Dio sono capitati proprio a me”? E lo pensi ogni anno, anche se devi cambiare scuola ogni anno.

Guardateli quanto sono belli con le loro facce pulite

mentre nascondono l’emozione davanti alle telecamere nella trasmissione Quante Storie di Corrado Augias

Quest’anno sono ad Irsina, uno dei borghi più belli d’Italia.

 

Eccoli i “miei” ragazzi.

Nella puntata in cui é ospite Vera Pegna con la sua “Autobiografia del 900”, dove abbiamo dovuto affrontare la paura della diretta

Quante Storie, Vera Pegna 15 maggio 2018

E nella puntata col professor Nuccio Ordine che presenta “La Cabala dell’asino” ed ha intrattenuto i ragazzi con una interessantissima lezione su Giordano Bruno e il valore dalla fatica

Quante Storie, Nuccio Ordine, 25 maggio 2018

Pur di parteciparvi hanno letto due libri belli tosti in 3 giorni ed hanno passato la notte in autobus. E ci sono rimasti male per aver potuto parlare poco, loro si erano preparati per bene, Ferdinando  si è anche lamentato con Augias per l’inserimento nel programma di un promo non pertinente che ha rubato minuti preziosi alla discussione!

 

In un’Italia che mette all’ultimo posto la scuola, sto a contatto tutti i giorni con i millennials e lavoro duro perché non siano la generazione di Wikipedia, quella dei leoni da tastiera; mi sforzo di aiutarli nella formazione del pensiero critico, perché so che il futuro di un Paese intero dipende da questa generazione e mi sento una goccia nell’oceano, ma so che tutti noi docenti possiamo essere insieme le gocce che fanno la differenza, per questo continuo ancora, dopo 32 anni.

E ogni tanto qualche riconoscimento arriva,

pure dai colleghi ♥

 

 

 

 

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