Alla ricerca del giorno perduto

Tutti i mercoledì in questo ristorante fronte mare ad Auckland c’è musica dal vivo.

Ci vado, ma la musica non c’è. Chiedo spiegazioni e mi dicono che sarei dovuta venire ieri, non oggi.

Ieri? Ma no, insisto, oggi è mercoledì, ne sono certa. Ma poi guardo il cellulare che aggiorna automaticamente data e ora e mi rendo conto che il cameriere ha ragione: oggi è giovedì.

Dove è il mio mercoledì allora? Mi sono svegliata che era 19, dopo un volo di nemmeno 6 ore siamo al 20?!

Il mio giorno non esiste. Il 19 aprile 2017, mercoledì è un giorno inesistente nella mia vita, e non è come quando il papa eliminò 10 giorni in un momento, così tutti passarono dal 4 al 15 ottobre.  Quei giorni li hanno persi tutti, questo l’ho perso solo io, mentre il mondo continuava a vivere!

E non è un giorno perso perché una giornata inutile, o brutta, è un giorno non vissuto, insomma il mio calendario ad aprile 2017 ha 29 giorni, come un febbraio qualunque.

Ma io il 29 aprile festeggio il compleanno, che faccio aspetto il 30? O accetto di compiere 50 anni un giorno prima? E se poi porta male?

Mi ha sempre incuriosito questa fantomatica linea del cambiamento di data, e nello stesso tempo, solitamente soffro abbastanza per il jet lag, quindi aspettavo questo momento, con curiosità e con ansia. Ma la sensazione che provo ora è solo di frustrazione per un evento incontrollabile, e per l’evidenza sfacciata della relatività di ogni cosa.

Ma come tutti per tutti gli eventi incontrollabili, decido di farmene una ragione.

Ho capito, c’è un solo rimedio per recuperare un giorno nella mia vita: l’anno prossimo farò il giro del mondo al contrario!

 

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