I figli sò piezz e core…pure a Londra

Ho sempre trovato accoglienti e non falsamente gentili gli inglesi conosciuti per caso a Londra, e anche questa volta la città è all’altezza della situazione: un dipendente dell’aeroporto, forse mosso a compassione per il mio bagaglio enorme, forse ritenendomi senza speranza a causa del mio look, mi accompagna letteralmente al binario della metro, onde evitare di trovarsi una fata turchina vagante nella notte londinese.

 

Emergo a Kings Cross.


Per me questa città ha un fascino speciale, non smentito in questa notte fredda di marzo; e non importa se il primo bellissimo palazzo che incontro è in realtà un albergo, a sottolineare subito il fatto che Londra è la città dove la cosa che più conta è l’economia che deve girare, come dice Antonio, intellettuale e idealista inguaribile, io, molto più prosaicamente, amerei vivere in una città così grande, cosmopolita e vivace.

Intanto lui ci vive da un anno, mentre io sono a Tricarico da 50.

Questo week end speciale con Antonio, prima del mio giro del mondo, assume a tratti il sapore della malinconia che già avevo provato a Bologna; l’idea di partire per 5 mesi, sottolineata dalle raccomandazioni di mio figlio sulla sicurezza in viaggio, mostra improvvisamente tutta la sua follia.

Mi godo Antonio,  sono felice per lui che può studiare in questa città seguendo le sue inclinazioni; passeggiamo, andiamo a teatro.

 

Il weekend finisce, e io in questo aereo notturno che mi porta a San Paolo, relegata in un posto finestrino non riesco a dormire e non solo perché il tizio accanto a me occupa anche il mio spazio.
Sei madre per sempre e i tuoi figli possono essere adulti per la società, ma per te restano i bambini che cullavi in braccio perché si addormentassero. E quando sono via, perché deve essere così, ti mancano quanto solo i figli riescono a fare.
Niente, in questo aereo non si dorme, anche se hanno spento le luci, il vicino si espande sempre di più e non potrei nemmeno alzarmi ormai.
Ma oggi sono io la bambina, mi sono presa per mano.

Mi cullerò  e mi porterò lontano.

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